Consigliere Provinciale Giorgio Tamberi

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DEFCON 1

"DEFCON è un acronimo che letteralmente significa stato di difesa (Defense Condition) e indica lo stato di allerta delle Forze Armate degli USA. Lo stato di allarme DEFCON è deciso dal Presidente degli Stati Uniti e dai suoi collaboratori militari. Comprende cinque gradi segnalati visivamente nella camera ovale della Casa Bianca e nei comandi militari, dalla lampada sopra riportata che segnala lo stato di allarme attuale".

 

"PROTEZIONE CIVILE E SICUREZZA NELLA PROVINCIA DI PISA"

Il mio contributo al documento programmatico Provinciale del Popolo Della Libertà

 

La Protezione Civile Nazionale in Italia è organizzata in un “Servizio Nazionale”, un sistema complesso che comprende tutte le strutture e le attività messe in campo dallo Stato per tutelare l'integrità della vita umana ed animale, i beni, gli insediamenti civili ed industriali e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni che derivano da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi di ogni tipologia. Le attività del sistema sono la previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio, il soccorso alla popolazione ed ogni attività diretta a superare l’emergenza nel minor tempo possibile. Nel corso degli anni, la competenza in materia di Protezione Civile Nazionale è progressivamente passata dallo Stato agli Enti Locali. Le tappe principali di questo processo sono state il Decreto Legislativo n. 112 del 1998 e la modifica del titolo V della Costituzione Italiana con la Legge Costituzionale n. 3 del 18 Ottobre 2001. Da allora la Protezione Civile Nazionale è materia di legislazione concorrente, quindi, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, il potere legislativo spetta ai Governi Regionali. Il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, incardinato nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, indirizza le attività delle componenti e delle strutture operative del Servizio Nazionale di Protezione Civile, e in caso di dichiarazione dello stato di emergenza, le coordina, in accordo con i Governi Regionali che insistono sul territorio stesso.

 

La Protezione Civile della Provincia di Pisa è stata ed è un fiore all’occhiello a livello Nazionale e indiscusso simbolo di assistenza, prevenzione, supporto alle popolazioni in caso di calamità nei decenni passati. Dal lontano 1980 nel terremoto che colpì l’Irpinia e le zone di Sant’Angelo dei Lombardi, passando per eventi di minor impatto, sino ad arrivare alla Missione Arcobaleno in Kosovo del 2000, passando per la collaborazione alla gestione dei flussi di fedeli durante le esequie del Papa nel 2006 al terremoto dell’Aquila. Una colonna mobile pronta ed aggiornata, disponibile in poche ore a partire per i luoghi colpiti da calamità ed a portare il proprio contributo essenziale. Una colonna mobile comunque non assoggettabile alla Provincia di Pisa, alla Regione intese come Enti Pubblici. Una colonna mobile fatta esclusivamente di Enti ed Associazioni volontaristiche private quali le Misericordie, la Croce Rossa Italiana, l’ANPAS, meglio nota come Pubblica Assistenza, gruppi di medici e paramedici, il Nucleo Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri, della Polizia di Stato, della Forestale e molte altre realtà di uomini che privatamente e gratuitamente si offrono per portare il loro preziosissimo aiuto mediante l’esperienza di personale spesso non più in servizio ma con lo stesso livello di preparazione sul territorio in ogni evenienza.

 

Appare invece molto carente la situazione dello sviluppo della Protezione Civile gestita a livello governativo dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Pisa e dal Comune di Pisa stesso. La Provincia di Pisa, per le sue caratteristiche territoriali rappresenta una porzione di territorio vulnerabile nel contesto di una Regione Toscana catalogata ad alto rischio. Territori ad alta densità abitativa a ridosso delle zone a medio o alto rischio determina un aumento esponenziale del rischio calamitoso. I dettami di Protezione Civile in materia sono molto semplici se riferiti ad una zona a rischio e si racchiudono in una sola parola: prevenzione sul territorio ed informazione capillare dei cittadini. Questo spesso non è stato fatto a dovere su tutto il territorio anche e non solamente per mancanza di fondi. Prevenire ed informare costa molti soldi che non tutti vogliono spendere.

 

     Il compito della Protezione Civile nella nostra Provincia dovrebbe essere innanzitutto quello di valutare il rischio di eventi che potrebbero capitare nel periodo breve e che potrebbero compromettere la stabilità economica e di sviluppo dei territori interessati, oltre al rischio vita per le popolazioni interessate. Tutto questo appare assolutamente carente alla luce dei fatti che hanno interessato la Provincia di Pisa nella fattispecie inerente l’esondazione del fiume Serchio nella notte tra il 24 ed il 25 Dicembre 2009, dove nessuno aveva previsto la possibilità della grave calamità ed anzi, gli Uffici della Provincia di Pisa solo pochi giorni prima stavano ultimando le relazioni sulle aree bonificate e comunque secondo loro rese sicure dalle operazioni condotte nel tempo a tutela dell’alveo e delle spallette del fiume. Ci chiediamo che tipo di analisi avessero effettuato questi Uffici visto il cedimento improvviso dell’argine. Il rischio idraulico ed idrogeologico in genere resta ad oggi un grosso problema per la nostra Provincia. Ad esempio bastano poche ore di intense precipitazioni per far si che il quartiere di Porta a Lucca anneghi oppure molti sottopassi cittadini si allaghino. La zona di Volterra ad esempio è anche interessata da fenomeni di frane e smottamenti che con le intense precipitazioni tendono ad aumentare, mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini.

 

Altra carenza gravissima che ha interessato la città di Pisa e grossa parte della sua Provincia si è verificata nel weekend del 18 Dicembre 2010, quando una notevole quantità di neve, prevista ampiamente dal servizio di Protezione Civile Nazionale, ma non prevista o sottovalutata dagli Uffici competenti del Comune e della Provincia di Pisa, ha gelato per due giorni intere comunità ed arterie stradali, paralizzando totalmente il traffico e bloccando i cittadini infuriati per ore ed ore sulla strada di grande comunicazione Firenze - Pisa - Livorno. Ad oggi il soggetto gestore non fornisce le risposte chieste da molti Amministratori Pubblici e tutto è sottaciuto in attesa che la situazione passi e nessun cittadino più si ricordi. Assenza di mezzi, assenza di personale sulle strade, ritardi dei mezzi spargisale, strade chiuse in modo rischioso ed approssimativo e molto altro che ogni cittadino ha potuto vedere con i propri occhi o subire a proprio danno.

 

Il rischio più grande che potrebbe interessare la Regione Toscana e di riflesso la nostra Provincia è la previsione che da molti anni ormai l’Italia centrale si porta dietro, ovvero il rischio sismico, seppur teorico e comunque non preventivabile con alcuna certezza, di un evento di grandissima portata sismica che potrebbe/dovrebbe interessare le zone vicine al Comune di Borgotaro (Parma) nella zona al confine con la Toscana sull’Appennino Tosco Emiliano. Una zona classificata ad altissimo rischio sismico e spesso interessata da fenomeni minori di terremoti riscontrati quotidianamente dai sismografi. Quello che ci chiediamo è se un evento del genere, seppur potenziale, possa creare disagio e danni anche alla nostra Provincia intesa come edifici pubblici e privati, arterie stradali, ospedali, scuole, fiumi, ponti... Ci domandiamo se le strutture pubbliche siano o meno pronte a gestire una calamitò  (seppur eventuale e non preventivabile) di tale portata.

Sarebbe utile e non trascurabile poter avere una piantina costantemente aggiornata delle strutture immobiliari pubbliche e private riguardante la loro stabilità ed i criteri di resistenza in caso di fenomeni sismici anche minori rispetto a quelli devastanti e sapere le verifiche degli Uffici competenti su queste strutture ed i loro esiti e le eventuali prescrizioni.

 

Se la colonna mobile della Protezione Civile della Regione Toscana è assolutamente carente per mezzi da impiegare ed organizzazione sul territorio come ha tristemente dimostrato durante il terremoto dell’Abruzzo, dove non è stata neppure in grado di fornire una cucina da campo attrezzata ed è dovuta intervenire in soccorso la Croce Rossa di Arezzo, ci chiediamo in che condizioni si trovi la struttura per la Provincia di Pisa, dove sarebbe utile sapere se esistono ed in che condizioni si trovano ad esempio: gruppi elettrogeni e di illuminazione, cucine da campo, tende, moduli abitativi, bagni, docce, autocarri, gru, pale gommate, escavatori, mezzi anfibi, gommoni di cui invece sono ben dotati gli Enti privati…

 

E’ condizione necessaria che vi sia un’autonomia di mezzi e gestioni e che deve necessariamente esulare dalla dipendenza da strutture, Enti ed Associazioni di volontariato. E’ assolutamente necessaria un’autonomia economica che deve permettere alle strutture di potersi muovere liberamente e dotare di materiali e mezzi in costante aggiornamento. Questo ad oggi non appare in essere nella Provincia di Pisa. Il quadro risulta in continuo affanno e non in grado di gestire eventi che vadano oltre l’ordinario di una manifestazione pubblica o poco altro. Risulta lontanissima dalla capacità di gestire eventi quali appunto quanto accaduto al fiume Serchio o una semplice nevicata (prevista) di forte intensità. Non appare assolutamente in grado di gestire eventuali eventi sismici o calamitosi di medio/grande portata sul territorio della nostra Provincia in modo autonomo, se non con l’aiuto degli Enti Privati volontaristici sopra citati o con il prezioso aiuto del Governo Nazionale. Il lavoro e gli investimenti da fare per mettersi al pari delle eccellenze Nazionali sarebbero davvero tanti.

 

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